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Modern family

Modern family

L'idea di famiglia è variata continuamente nel corso della storia dell'umanità. Provando, un po' sommariamente, a riassumere la tendenza attuale potremmo dire che oggi la cultura familiare si fonda sulla relazione e sull'affettività piuttosto che sulla normatività e sulla colpa come  più tipicamente accadeva nelle generazioni precendenti. Se prima un figlio era pensato con benevolenza limitata, come un soggetto da regolamentare nei suoi aspetti pulsionali e avidi ("prima il dovere e poi il piacere!") ora  - caduti grandi ideali e norme universali di riferimento -  i genitori si sforzano di comprendere e assecondare l'indole del proprio figlio, di costruire una relazione di condivisione di valori, ispirati dal tentativo di rendere i figli felici piuttosto che innanzitutto obbedienti. I processi di separazione psicologica dai genitori, necessari per cercare la propria identità autentica, passano così più dalla delusione che dalla trasgressione: gestire la delusione delle aspettative condivise, specie quelle coltivate in modo grandioso durante l'infanzia in questa società che spinge al narcisismo, è il passaggio doloroso ma ineludibile che sono chiamati ad affrontare i genitori degli adolescenti attuali.  

Ma essere una famiglia nel nostro tempo può implicare la capacità di gestire fenomeni che introducono una grande varietà e soggettività nel costruire il legame di appartenenza: non più solo le famiglie tradizionali o quelle adottive e affidatarie, ma anche quelle ricomposte, quelle multietniche, quelle monoparentali, quelle omogenitoriali, quelle nate con i percorsi di procreazione assistita (inseminazione omologa ed eterologa) e di surrogacy. Questi mutamenti modificano l'idea di paternità e maternità, la emancipano dal genere, fanno cadere la coincidenza tra atto generativo e sessuale e quella tra affiliazione biologica e  psicologica.  L'incremento infine di chat, siti internet per favorire incontri ed eventi specificamente dedicati a chi è single esprime la diffusione di una condizione o di una scelta esistenziale diffusa, ma che non coincide con la solitudine e che non rinuncia all'espressione delle proprie potenzialità creative e financo genitoriali. Tutto questo fa parte della storia dei legami umani, che da sempre  si trasformano e richiedono di essere accompagnati e sostenuti, compresi e aiutati a progettarsi in una società meno vincolata ed emotivamente più articolata.

Per approfondire: M. De Pra, P. Scalari (2009), Nascere e crescere. Il mestiere di genitori, La Meridiana, Bari

Nuovi adolescenti

Nuovi adolescenti

Le trasformazioni storiche e sociali degli ultimi decenni stanno apportando notevoli cambiamenti nei processi evolutivi, nei modelli di riferimento, nella concezione della famiglia,  e pertanto nel percorso di ogni adolescente. La normatività tipica dei genitori delle precedenti generazioni sta lasciando spazio ad una più complessa negoziazione della relazione:  è un'opportunità che può tuttavia presentare difficoltà. L'adolescenza "post-moderna"  è così diventata un percorso sempre più personale, specifico per ogni adolescente, a volte vissuto in solitudine, Scomparse gradualmente rigide tappe e modalità socialmente definite per accedere all'età adulta, i giovani sono chiamati a coniugare - ciascuno con la propria originale combinazione - appartenenze diverse, mondi e culture differenti, relazioni e informazioni variegate. Se da una parte ai giovani contemporanei è data la possibilità di scoprire, trovare e realizzare se stessi come mai prima d'ora, il rischio può essere la dispersione della propria identità, la difficoltà di stabilizzare un nucleo soggettivo che cresca dentro la numerosità degli scambi. Il rischio opposto è la chiusura difensiva e narcisistica in se stessi o in legami di dipendenza che precludono ogni cambiamento possibile. 

Molti problemi suscitano forti preoccupazioni, ma sono superabili attraverso interventi tempestivi con il sistema familiare, con i genitori o solo con il giovane. Altri, connessi ad esempio a condotte alimentari patologiche, alla trasgressività, a comportamenti illegali o all'utilizzo di droghe possono essere trattati con interventi terapeutici più complessi. Esistono poi nuove forme di malessere dei giovani connesse ai fenomeni dell'ipertecnologia, della flessibilità e precarietà dei progetti di lavoro e dei legami amicali e sentimentali. 

L'adolescenza è infine l'età che continuamente rivisitiamo ogni volta che ci troviamo di fronte a nuovi desideri, a cambiamenti importanti, a separazioni inevitabili, a paure incomprensibili e a nuove opportunità di crescita. 

Per approfondire: G.P.Charmet (2000), I nuovi adolescenti; S.Vegetti Finzi (2009), L'età incerta

Educare alla sessualità

Educare alla sessualità

L'educazione alla sessualità e all'affettività è uno strumento per garantire la salute fisica e psicologica dei giovani, per ridurre le malattie sessualmente trasmissibili (HIV, HCV etc), prevenire le gravidanze indesiderate, gli abusi, le violenze, il bullismo e l'omofobia, ma anche per migliorare la consapevolezza della sessualità come area del potenziale umano, come espressione dell'affettività da vivere in modo appagante e allo stesso tempo responsabile. E' parte della formazione nelle scuole nella maggior parte dei paesi europei. In quelli più avanzati inizia dalla prima infanzia, a partire dalla conoscenza del proprio corpo, dal superamento di stereotipi e pregiudizi, dall'apprendimento di alcune norme sociali fondamentali ad esempio riguardo al contatto fisico, fino alla prevenzione di rischi di abuso attraverso la capacità di chiedere aiuto.

Secondo recenti ricerche il 40% dei giovani non usa il condom, le vendite di proflilattici dal 2007 in Italia hanno registrato un calo del 16%, la propensione al testing è scarsissima. Vi sono poi fenomeni nuovi che riguardano i comportamenti sessuali, specialmente con l'intervento di internet e dei nuovi media (il sexting, il cyberbullismo, il grooming) e situazioni esistenziali più visibili che richiedono considerazione come i giovani gender fluid e cross gender

Superficialmente più esibita di un tempo, la sessualità è a volte ancora un tema condizionato da preoccupazioni raccontate spesso nei colloqui di psicoterapia. E' auspicabile invece considerare la sessualità come parte dello sviluppo della personalità, della qualità della vita, della salute fisica e mentale personale e sociale. 

Per approfondire: Standard per l'educazione sessuale in Europa - Organizzazione Mondiale della Sanità 

Tempi stupefacenti

Tempi stupefacenti

L'utilizzo di droghe esiste fin dai tempi antichi, come modalità per regolare il piacere e il dolore, ampliare le facoltà percettive, segnare riti significativi ed immaginare il contatto con forze soprannaturali. 

Fino agli anni Cinquanta è ancora tuttavia un fenomeno limitato ad artisti, poeti, creativi, come modalità di accesso a vissuti altrimenti inafferrabili dalla sensibilità umana. Ma dagli anni Sessanta diventa un fenomemo giovanile: da paesi esotici arrivano LSD e hashish associati a valori opposti alla società occidentale, connessi all'anticonformismo, alla ricerca di contemplazione, di lentezza e di meditazione. 

Negli anni Settanta oltre a cannabis ed LSD si inizia a consumare gli oppiacei (morfina ed eroina) e la criminalità organizzata inizia a gestire il commercio e le menti dei più giovani. Aumenta la diffusione e si abbassa sempre più l'età del consumo. Con gli anni Ottanta le motivazioni sociali del consumo si invertono: la droga non è più simbolo di anticonformismo ma diventa una stampella per adattarsi meglio ad una società veloce, dinamica, consumistica e narcisistica, dove sono sempre più importanti il successo e l'affermazione personale. Sono gli anni della cocaina, la droga che aumenta il senso di potenza e poi, nel decennio successivo, delle droghe sintetiche come l'ecstasy, la droga della discoteca, della resistenza e del "supporto" per superare l'imbarazzo sociale. Si afferma sempre più la cultura della performance con l'abuso di psicofarmaci e di integratori energetici insieme ad altri fenomeni che riguardano la manipolazione del corpo, come la chirurgia plastica. L'avvento della rivoluzione digitale apre ora a nuove forme di dipendenza (cfr. Dipendenze 2.0).

La droga sollecita atteggiamenti repressivi e di condanna, anche perchè connessa al piacere e alle ambivalenze profonde che questo esercita in ciascuno. Tuttavia dietro al consumo di sostanze dei più giovani esistono bisogni e fragilità personali che devono prima essere compresi per poter essere superati, unitamente a valori e condizionamenti sociali di cui possiamo essere tutti inconsapevolmente "drogati" e "spacciatori"

Per approfondire: P.Rigliano (2004) Piaceri drogati; G.Di Petta (2004) Il mondo tossicomane

Dipendenze 2.0

Dipendenze 2.0

Quando si parla di dipendenza si pensa comunemente a quella da alcool o da sostanze stupefacenti. Si stanno tuttavia sviluppando e studiando nuove forme di dipendenza come le dipendenze da internet e social network. In particolare queste ultime si configurano in cinque forme:

1) Cybersexual Addiction: uso compulsivo di siti dedicati al sesso e alla pornografia

2) Cyber-relational Addiction: eccessivo coinvolgimento nelle relazioni nate in rete

3) Net compulsion: comportamenti compulsivi tramite internet come gioco d'azzardo, shopping e commercio on line 

4) Information overload: ricerca di informazioni tramite la navigazione sul web

5) Computer addiction: coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali 

Secondo recenti ricerche un ragazzo su sei passa circa cinque ore al giorno attaccato a smartphone o pc. Qualcuno usa il termine nativi digitali o persino  generazione google per identidicare i giovani cresciuti in un mondo rivoluzionato e pervaso dai media digitali. Non si tratta tuttavia di coltivare posizioni mentali nostalgiche: la comunicazione e i suoi mezzi si trasformano da sempre, rispondendo al bisogno dell'uomo di esprimersi e di raggiungere i suoi scopi efficacemente. E' però importante poter capire le deviazioni patologiche, esito talvolta di bisogni mentali non riconosciuti connessi ad ansia, vuoto, noia, senso di inadeguatezza, solitudine. Bisogni che quando sono riconosciuti e accolti possono liberarsi nella relazione invece di trasformasi in comportamenti compulsivi. 

- Per approfondire: Kimberly Young, Phychology and new media, 2004 

La patologia del "presente"

La patologia del "presente"

Ogni epoca ha il proprio modo di vivere il tempo: la nostra si fonda peculiarmente sulla dimensione temporale dell'istantaneità (cosa voglio ora) a scapito talvolta della progettualità (chi voglio diventare) e della tradizione (da dove vengo). La tecnologia, specialmente i progressi dell'informatica, ha cambiato anche il modo di vivere lo spazio, all'insegna dell'ubiquità: posso essere in contatto con chiunque e virtualmente, attraverso la rete, presente in luoghi diversi contemporaneamente.  

Questi aspetti connessi all'immediatezza dell'esperienza condizionano il modo con cui ciascuno di noi costruisce la propria identità. D.Bauman (1995) parla di identità liquida e gli psicologi, studiando i risvolti patologici di simili aspetti, parlano di personalità borderline, una configurazione psicopatologica sempre più diffusa tra i giovani e non solo, particolarmente sofferta, caratterizzata dalla ricerca della gratificazione immediata, da vissuti cronici di vuoto, incoerenza della propria identità, instabilità delle relazioni interpersonali fino a comportamenti impulsivi in aree potenzialmente dannose per sé come il denaro, il sesso, il consumo di sostanze, il cibo etc. 

Se questa "sindrome della fretta" (Berman, 1982) e questo trionfo del "qui e ora" confluiscono nella configurazione borderline come espressione estrema del nostro tempo,  spiegano G. Muscelli e G. Stanghellini (2014) che è la possibilità di sviluppare la capacità di capire "cosa ha a che fare questo istante con il resto delle mia vita" che permette di abitare in modo sano  la nostra contemporaneità, di ritrovarsi nella velocità del nostro tempo e di riprendersi la possibilità di narrare la propria storia per poterla infine testimoniare a chi amiamo, ad un figlio, a chi la vuole ascoltare.

Per approfondire: G.Muscelli, G.Stanghellini, La vulnerabilità ai tempi dell'istantaneità: il presente e la condizione borderline, Psicoterapia e Scienze Umane, XLVIII, n.2, 2014

Oltre il lutto

Oltre il lutto

Attraversa il tema della morte quella che è stata definita la "congiura del silenzio", una forma di censura e di rimozione che origina certamente dal bisogno di difenderci dal dolore, ma che costringe infine alla solitudine chi vive un lutto o si sta avvicinando a questa esperienza, così personale e intima da non prestarsi ad alcun tentativo di semplificazione. 

In generale si può almeno dire che l'elaborazione positiva di un lutto riguarda l'80% delle persone che lo incontrano e può richiedere circa 6-12 mesi passando da stati d'animo di negazione, di rabbia, di tristezza, fino all'accettazione. Laddove il superamento del lutto fallisca si parla di "lutto irrisolto" che può manifestarsi con vari sintomi, dai disturbi del sonno alla perdita di interesse per le attività quotidiane, dall'iperattività all'isolamento. 

Può essere particolarmente difficile in adolescenza, dove sono già acuti i sensi di colpa e dove è fondamentale il sostegno dei pari, ma anche di adulti fidati capaci di supporto affettivo. 

Nel nostro tempo, per via di progressi tecnologici e medici che permettono di dilatare la vita anche in condizioni estreme (suscitando il dibattito sull'eutanasia) si impone sempre più l'esperienza del lutto anticipatorio, che inizia con la comunicazione di una diagnosi infausta per sé o per una persona cara. 

Che si tratti di lutto vissuto da adulti o in età evolutiva, di lutto anticipatorio, di quello che riguarda la perdita di un figlio (ancora più incomprensibile perchè eccezionale), di quello perinatale (denso di sensi di colpa per la madre, a volte isolanti anche rispetto al partner) oppure ancora di quello traumatico (improvviso e inatteso tanto da produrre una sintomatologia specifica) in ogni caso è importante poterne parlare, rompere il silenzio, trovare un luogo dove poter vivere e poi trasformare il dolore, vincendo la censura su questo tema.

Supporto sociale, psicoterapia, programmi di death education sono importanti fattori di prevenzione e cura per un'esperienza così difficile quanto universale. 

Per approfondire: - Elias N (1985), La solitudine del morente; Spuij M. (2014) Prolonged grief in children and adolescent