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Innovazioni nella cura: così emdr e mindfulness sbloccano la mente

Innovazioni nella cura: così emdr e mindfulness sbloccano la mente

Negli ultimi anni la psicoterapia ha raggiunto evoluzioni significative che aumentano le potenzialità della cura: emdr e mindfulness sono due tra i più importanti  traguardi dell'intervento psicoterapeutico. Si tratta di approcci sperimentati, perfezionati e accreditati da numerose ricerche scientifiche che ne attestano la validità.           La Mindfulness è una pratica di concentrazione che allena la mente a correggere distorsioni e  interferenze, raggiungendo così stati mentali di profondo benessere. La Mindfulness origina da antiche pratiche di meditazione orientale sviluppate nel corso dell'umanità,  ma successivamente filtrate degli aspetti spirituali e morali da cui sono derivate e rielaborate in protocolli clinici e procedure capaci di trasformare in modo duraturo l'esperienza della sofferenza e dello stress attraverso l'attenzione focalizzata al momento presente. E' applicata in ospedali, cliniche, centri sanitari, con il dolore cronico e la sofferenza psicologica. Uno di questi protocolli è il Mindfulness Based Stress Reduction  (MBSR). In età evolutiva è utilizzata in ambito preventivo ed educativo come strumento per le competenze prosociali, di tolleranza alle frustrazioni e di promozioni delle capacità cognitive. Sono stati studiati gli effetti delle pratiche di mindfulness inserite nei processi scolastici e per i bambini con disturbi dell'attenzione e iperattività. Studi nell'ambito delle neuroscienze (Siegel, 2009) ne hanno attestato l'efficacia.           L'emdr è un metodo psicoterapeutico che rinnesca e accelera il meccanismo di autoguarigione di cui è dotato il nostro cervello così come il resto del corpo (vedi la pagina: EMDR e TRAUMA), ma che a fronte di eventi traumatici o molto stressanti viene bloccato, impedendo così di lasciare il passato nel passato

Entrambe le metodologie valorizzano le potenzialità di cui è dotata la mente umana, integrando mente e corpo, cognizioni ed emozioni, con notevole efficacia sulla regolazione emotiva e permettendo di raggiungere utenti anche molto differenti tra loro per cultura, capacità intellettive e introspettive. Integrate se occorre nella psicoterapia tradizionale, consentono di predisporre piani terapeutici a più livelli, seguendo le necessità dell'utente. Espandere la capacità terapeutica attraverso differenti e molteplici vie di accesso al benessere, con registri diversi e anche con forme più brevi e focalizzate per iniziare, costituisce la possibilità di rendere la psicoterapia accessibile davvero a tutti.

Per approfondire: Baer R, Maffei C. (2012), Come funziona la mindfulness; I. Fernandez, G. Maslovaric, M. Galvagni (2011), Traumi psicologici, ferite dell'anima. Il contributo della terapia emdr 

 

Chi siamo se nessuno ci guarda

Chi siamo se nessuno ci guarda

Il cervello umano è biologicamente orientato, fin dalla nascita, a costruire relazioni con le figure di accudimento. Tali relazioni sono indispensabili per lo sviluppo del cervello stesso e per il benessere conseguente. Ad esempio il tono della voce della madre stimola la produzione di ossitocina, che ha un potere calmante, così come l'imprinting facciale della madre è riconosciuto molto presto ed ha un effetto benefico. Recenti ricerche hanno evidenziato come le onde cerebrali del bambino e della sua figura di accudimento si sincronizzino attraverso lo sguardo, promuovendo così lo stesso stato mentale: i bambini imparano a regolare le proprie emozioni attraverso quelle dei genitori e già nel primo anno di vita possiedono una rappresentazione di sé e del comportamento prevedibile del genitore. Si tratta di un'impronta destinata a perdurare. Viceversa, non solo gli abusi fisici e sessuali, la violenza assistita, la perdita precoce di un genitore e l'abbandono, ma anche la trascuratezza emotiva lascia un segno nella mente e nei circuiti cerebrali di un bambino. 

Lo sviluppo del cervello prosegue però per tutta l'adolescenza e conserva per sempre una plasticità che permette l'assimilazione di nuove esperienze benefiche, come la psicoterapia, capace di correggere in modo mirato quelle tracce mentali e cerebrali che predispongono all'incapacità di regolare le emozioni e di costruire relazioni appaganti. Trovare le parole e poter condividere i sentimenti più profondi con un altro essere umano è una delle esperienze di risonanza più importanti che possano capitare, specialmente se altre persone nella nostra vita ci hanno ignorato o ridotto al silenzio. Ma non tutte le forme di linguaggio sono uguali. E' stato studiato come la particolare comunicazione che si sperimenta in psicoterapia attivi l'area della corteccia prefrontale mediale del cervello: questa zona permette di sentirci presenti a noi stessi, di modulare le nostre emozioni e condurci ad un migliore benessere. Altre esperienze, si auspica non secondarie nei programmi scolastici, possono offrire un sostegno: la musica, il teatro, l'arte e lo sport sono modalità senza tempo di migliorare la consapevolezza sensoriale, accedere alle emozioni e darvi voce, sperimentare la sintonizzazione, la condivisione emotiva e la reciprocità umana. 

Per approfondire: B. Van Der Kolk (2014), Il corpo accusa il colpo

Nuovi adolescenti

Nuovi adolescenti

Le trasformazioni storiche e sociali degli ultimi decenni stanno apportando notevoli cambiamenti nei processi evolutivi, nei modelli di riferimento, nella concezione della famiglia,  e pertanto nel percorso di ogni adolescente. La normatività tipica dei genitori delle precedenti generazioni sta lasciando spazio ad una più complessa negoziazione della relazione:  è un'opportunità che può tuttavia presentare difficoltà. L'adolescenza "post-moderna"  è così diventata un percorso sempre più personale, specifico per ogni adolescente, a volte vissuto in solitudine, Scomparse gradualmente rigide tappe e modalità socialmente definite per accedere all'età adulta, i giovani sono chiamati a coniugare - ciascuno con la propria originale combinazione - appartenenze diverse, mondi e culture differenti, relazioni e informazioni variegate. Se da una parte ai giovani contemporanei è data la possibilità di scoprire, trovare e realizzare se stessi come mai prima d'ora, il rischio può essere la dispersione della propria identità, la difficoltà di stabilizzare un nucleo soggettivo che cresca dentro la numerosità degli scambi. Il rischio opposto è la chiusura difensiva e narcisistica in se stessi o in legami di dipendenza che precludono ogni cambiamento possibile. 

Molti problemi suscitano forti preoccupazioni, ma sono superabili attraverso interventi tempestivi con il sistema familiare, con i genitori o solo con il giovane. Altri, connessi ad esempio a condotte alimentari patologiche, alla trasgressività, a comportamenti illegali o all'utilizzo di droghe possono essere trattati con interventi terapeutici più complessi. Esistono poi nuove forme di malessere dei giovani connesse ai fenomeni dell'ipertecnologia, della flessibilità e precarietà dei progetti di lavoro e dei legami amicali e sentimentali. 

L'adolescenza è infine l'età che continuamente rivisitiamo ogni volta che ci troviamo di fronte a nuovi desideri, a cambiamenti importanti, a separazioni inevitabili, a paure incomprensibili e a nuove opportunità di crescita. 

Per approfondire: G.P.Charmet (2000), I nuovi adolescenti; S.Vegetti Finzi (2009), L'età incerta

Modern family

Modern family

L'idea di famiglia è variata continuamente nel corso della storia dell'umanità. Provando, un po' sommariamente e semplificando, a riassumere la tendenza attuale potremmo dire che oggi la cultura familiare si fonda sulla relazione e sull'affettività piuttosto che sulla normatività e sulla colpa come  più tipicamente accadeva nelle generazioni precendenti. Se prima un figlio era pensato con benevolenza limitata, come un soggetto da regolamentare nei suoi aspetti pulsionali e avidi ("prima il dovere e poi il piacere!") ora  - caduti grandi ideali e norme universali di riferimento -  i genitori si sforzano di comprendere e assecondare l'indole del proprio figlio, di costruire una relazione di condivisione di valori, ispirati dal tentativo di rendere i figli felici piuttosto che innanzitutto obbedienti.  I processi di separazione psicologica dai genitori, necessari per cercare la propria identità autentica, passano così più dalla delusione che dalla trasgressione: gestire la delusione delle aspettative condivise, specie quelle coltivate in modo grandioso durante l'infanzia in questa società che spinge al narcisismo, è il passaggio a volte doloroso ma ineludibile che sono chiamati ad affrontare i genitori degli adolescenti attuali.  

Ma essere una famiglia nel nostro tempo può implicare la capacità di gestire fenomeni che introducono una grande varietà e soggettività nel costruire il legame di appartenenza: non più solo le famiglie tradizionali o quelle adottive e affidatarie, ma anche quelle ricomposte, quelle multietniche, quelle monoparentali, quelle omogenitoriali, quelle nate con i percorsi di procreazione assistita (inseminazione omologa ed eterologa) e di surrogacy. Questi mutamenti modificano l'idea di paternità e maternità, la emancipano dal genere, fanno cadere la coincidenza tra atto generativo e sessuale e quella tra affiliazione biologica e  psicologica.  L'incremento infine di chat ed eventi specificamente dedicati a chi è single esprime la diffusione di una condizione o di una scelta esistenziale che non coincide con la solitudine e che non rinuncia all'espressione delle proprie potenzialità creative e financo genitoriali. Tutto questo fa parte della storia dei legami umani, che da sempre  si trasformano e richiedono di essere accompagnati e sostenuti, compresi e aiutati a progettarsi in una società meno vincolata ed emotivamente più articolata.

Per approfondire: M. De Pra, P. Scalari (2009), Nascere e crescere

Dipendenze 2.0

Dipendenze 2.0

Quando si parla di dipendenza si pensa comunemente a quella da alcool o da sostanze stupefacenti. Si stanno tuttavia sviluppando e studiando nuove forme di dipendenza come le dipendenze da internet e social network. In particolare queste ultime si configurano in cinque forme:

1) Cybersexual Addiction: uso compulsivo di siti dedicati al sesso e alla pornografia

2) Cyber-relational Addiction: eccessivo coinvolgimento nelle relazioni nate in rete

3) Net compulsion: comportamenti compulsivi tramite internet come gioco d'azzardo, shopping e commercio on line 

4) Information overload: ricerca di informazioni tramite la navigazione sul web

5) Computer addiction: coinvolgimento eccessivo in giochi virtuali 

Secondo recenti ricerche un ragazzo su sei passa circa cinque ore al giorno attaccato a smartphone o pc. Qualcuno usa il termine nativi digitali o persino  generazione google per identidicare i giovani cresciuti in un mondo rivoluzionato e pervaso dai media digitali. Non si tratta tuttavia di coltivare posizioni mentali nostalgiche: la comunicazione e i suoi mezzi si trasformano da sempre, rispondendo al bisogno dell'uomo di esprimersi e di raggiungere i suoi scopi efficacemente. E' però importante poter capire le deviazioni patologiche, esito talvolta di bisogni mentali non riconosciuti connessi ad ansia, vuoto, noia, senso di inadeguatezza, solitudine. Bisogni che quando sono riconosciuti e accolti possono liberarsi nella relazione invece di trasformasi in comportamenti compulsivi. 

- Per approfondire: Kimberly Young, Phychology and new media, 2004 

Sesso e sentimenti

Sesso e sentimenti

L'educazione alla sessualità e all'affettività è uno strumento per garantire la salute fisica e psicologica dei giovani, per ridurre le malattie sessualmente trasmissibili (HIV, HCV etc), prevenire le gravidanze indesiderate, gli abusi, le violenze, il bullismo e l'omofobia, ma anche per migliorare la consapevolezza della sessualità come area del potenziale umano, come espressione dell'affettività da vivere in modo appagante e allo stesso tempo responsabile. E' parte della formazione nelle scuole nella maggior parte dei paesi europei. In quelli più avanzati inizia dalla prima infanzia, a partire dalla conoscenza del proprio corpo, dal superamento di stereotipi e pregiudizi, dall'apprendimento di alcune norme sociali fondamentali ad esempio riguardo al contatto fisico, fino alla prevenzione di rischi di abuso attraverso la capacità di chiedere aiuto.

Secondo recenti ricerche il 40% dei giovani non usa il condom, le vendite di proflilattici dal 2007 in Italia hanno registrato un calo del 16%, la propensione al testing è scarsissima. Vi sono poi fenomeni nuovi che riguardano i comportamenti sessuali, specialmente con l'intervento di internet e dei nuovi media (il sexting, il cyberbullismo, il grooming) e situazioni esistenziali più visibili che richiedono considerazione come i giovani gender fluid e cross gender

Superficialmente più esibita di un tempo, la sessualità è a volte ancora un tema condizionato da preoccupazioni raccontate spesso nei colloqui di psicoterapia. E' auspicabile invece considerare la sessualità come parte dello sviluppo della personalità, della qualità della vita, della salute fisica e mentale personale e sociale. 

Per approfondire: Standard per l'educazione sessuale in Europa - Organizzazione Mondiale della Sanità 

Tempi stupefacenti

Tempi stupefacenti

L'utilizzo di droghe esiste fin dai tempi antichi, come modalità per regolare il piacere e il dolore, ampliare le facoltà percettive, segnare riti significativi ed immaginare il contatto con forze soprannaturali. 

Fino agli anni Cinquanta è ancora tuttavia un fenomeno limitato ad artisti, poeti, creativi, come modalità di accesso a vissuti altrimenti inafferrabili dalla sensibilità umana. Ma dagli anni Sessanta diventa un fenomemo giovanile: da paesi esotici arrivano LSD e hashish associati a valori opposti alla società occidentale, connessi all'anticonformismo, alla ricerca di contemplazione, di lentezza e di meditazione. 

Negli anni Settanta oltre a cannabis ed LSD si inizia a consumare gli oppiacei (morfina ed eroina) e la criminalità organizzata inizia a gestire il commercio e le menti dei più giovani. Aumenta la diffusione e si abbassa sempre più l'età del consumo. Con gli anni Ottanta le motivazioni sociali del consumo si invertono: la droga non è più simbolo di anticonformismo ma diventa una stampella per adattarsi meglio ad una società veloce, dinamica, consumistica e narcisistica, dove sono sempre più importanti il successo e l'affermazione personale. Sono gli anni della cocaina, la droga che aumenta il senso di potenza e poi, nel decennio successivo, delle droghe sintetiche come l'ecstasy, la droga della discoteca, della resistenza e del "supporto" per superare l'imbarazzo sociale. Si afferma sempre più la cultura della performance con l'abuso di psicofarmaci e di integratori energetici insieme ad altri fenomeni che riguardano la manipolazione del corpo, come la chirurgia plastica. L'avvento della rivoluzione digitale apre ora a nuove forme di dipendenza (cfr. Dipendenze 2.0).

La droga sollecita atteggiamenti repressivi e di condanna, anche perchè connessa al piacere e alle ambivalenze profonde che questo esercita in ciascuno. Tuttavia dietro al consumo di sostanze dei più giovani esistono bisogni e fragilità personali che devono prima essere compresi per poter essere superati, unitamente a valori e condizionamenti sociali di cui possiamo essere tutti inconsapevolmente "drogati" e "spacciatori"

Per approfondire: P.Rigliano (2004) Piaceri drogati; G.Di Petta (2004) Il mondo tossicomane

La patologia del "presente"

La patologia del "presente"

Ogni epoca ha il proprio modo di vivere il tempo: la nostra si fonda peculiarmente sulla dimensione temporale dell'istantaneità (cosa voglio ora) a scapito talvolta della progettualità (chi voglio diventare) e della tradizione (da dove vengo). La tecnologia, specialmente i progressi dell'informatica, ha cambiato anche il modo di vivere lo spazio, all'insegna dell'ubiquità: posso essere in contatto con chiunque e virtualmente, attraverso la rete, presente in luoghi diversi contemporaneamente.  

Questi aspetti connessi all'immediatezza dell'esperienza condizionano il modo con cui ciascuno di noi costruisce la propria identità. D.Bauman (1995) parla di identità liquida e gli psicologi, studiando i risvolti patologici di simili aspetti, parlano di personalità borderline, una configurazione psicopatologica sempre più diffusa tra i giovani e non solo, particolarmente sofferta, caratterizzata dalla ricerca della gratificazione immediata, da vissuti cronici di vuoto, incoerenza della propria identità, instabilità delle relazioni interpersonali fino a comportamenti impulsivi in aree potenzialmente dannose per sé come il denaro, il sesso, il consumo di sostanze, il cibo etc. 

Se questa "sindrome della fretta" (Berman, 1982) e questo trionfo del "qui e ora" confluiscono nella configurazione borderline come espressione estrema del nostro tempo,  spiegano G. Muscelli e G. Stanghellini (2014) che è in fondo la capacità di chiedersi "cosa ha a che fare questo istante con il resto delle mia vita" che permette di abitare in modo sano  la nostra contemporaneità, di ritrovarsi nella velocità del nostro tempo e di riprendersi la possibilità di narrare la propria storia per poterla infine testimoniare a chi amiamo, ad un figlio, a chi la vuole ascoltare.

Per approfondire: G.Muscelli, G.Stanghellini, La vulnerabilità ai tempi dell'istantaneità: il presente e la condizione borderline, Psicoterapia e Scienze Umane, XLVIII, n.2, 2014

Oltre il lutto

Oltre il lutto

Attraversa il tema della morte quella che è stata definita la "congiura del silenzio", una forma di censura e di rimozione che origina certamente dal bisogno di difenderci dal dolore, ma che costringe infine alla solitudine chi vive un lutto o si sta avvicinando a questa esperienza, così personale e intima da non prestarsi ad alcun tentativo di semplificazione. 

In generale si può almeno dire che l'elaborazione positiva di un lutto riguarda l'80% delle persone che lo incontrano e può richiedere circa 6-12 mesi passando da stati d'animo di negazione, di rabbia, di tristezza, fino all'accettazione. Laddove il superamento del lutto fallisca si parla di "lutto irrisolto" che può manifestarsi con vari sintomi, dai disturbi del sonno alla perdita di interesse per le attività quotidiane, dall'iperattività all'isolamento. 

Può essere particolarmente difficile in adolescenza, dove sono già acuti i sensi di colpa e dove è fondamentale il sostegno dei pari, ma anche di adulti fidati capaci di supporto affettivo. 

Nel nostro tempo, per via di progressi tecnologici e medici che permettono di dilatare la vita anche in condizioni estreme (suscitando il dibattito sull'eutanasia) si impone sempre più l'esperienza del lutto anticipatorio, che inizia con la comunicazione di una diagnosi infausta per sé o per una persona cara. 

Che si tratti di lutto vissuto da adulti o in età evolutiva, di lutto anticipatorio, di quello che riguarda la perdita di un figlio (ancora più incomprensibile perchè eccezionale), di quello perinatale (denso di sensi di colpa per la madre, a volte isolanti anche rispetto al partner) oppure ancora di quello traumatico (improvviso e inatteso tanto da produrre una sintomatologia specifica) in ogni caso è importante poterne parlare, rompere il silenzio, trovare un luogo dove poter vivere e poi trasformare il dolore, vincendo la censura su questo tema.

Supporto sociale, psicoterapia, programmi di death education sono importanti fattori di prevenzione e cura per un'esperienza così difficile quanto universale. 

Per approfondire: - Elias N (1985), La solitudine del morente; Spuij M. (2014) Prolonged grief in children and adolescent

Non c'è salute senza salute mentale

Non c'è salute senza salute mentale

La salute mentale è essenziale per la salute generale: questa è la conclusione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha presentato un piano di azione da attuare entro il 2020 per promuovere efficaci politiche di prevenzione. Nel mondo le persone che soffrono di disturbi mentali sono oltre 450 milioni e come conseguenza di queste patologie sono anche più esposte a sviluppare altre malattie: i costi per i governi sono molto alti e si prevede che per il 2030 l'impatto dei disturbi mentali in termini di produzione economica aumenterà significativamente. Ancora troppo esigui sono gli investimenti in salute mentale.  Secondo un'analisi pubblicata dalla rivista "PLoS Medicine", gli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite rischiano di fallire perchè non comprendono anche quello di migliorare la salute mentale delle nazioni più povere. Ad esempio il trattamento delle madri che soffrono di depressione è fondamentale per la riduzione della mortalità infantile in certi paesi, e in generale per il benessere sociale ovunque: i figli di madri depresse hanno più probabilità di essere denutriti e di soffrire di arresto della crescita perchè mancanti delle cure fisiche e psicologiche necessarie per promuovere lo sviluppo. Povertà e salute mentale finiscono per essere correlati: la prima è un fattore di rischio per i disturbi mentali e questi sono causa di povertà per il costo elevato dei trattamenti e la perdita di impiego. Sono inoltre sempre più note le correlazioni tra malessere psicologico, come un elevato livello di stress, e il buon funzionamento del sistema immunitario, del sistema nervoso e di quello endocrino. 

Dunque occorre ridurre i fattori di rischio e sviluppare la prevenzione, radicare l'efficacia di fattori protettivi, cioè la capacità degli individui di gestire lo stress e di aumentare la soglia di resilienza (la capacità di resistenza e adattamento a situazioni critiche). Per bambini e adolescenti significa sostenere la creatività, il gioco, l'attività fisica, le abilità sociali, le capacità di problem solving e di coping, l'autostima e la fiducia e, non ultimo, le competenze e il benessere dei genitori.  Per i luoghi di lavoro è necessario contrastare gli effetti dello stress, della depressione e del burnout aumentando la soddisfazione sul lavoro: dai corsi per riqualificare la posizione dei dipendenti ai training di rilassamento, dalle tecniche comportamentali all'attività fisica. Si sta inoltre iniziando a parlare dello "psicologo di base" come figura da affiancare al medico di base, riconoscendo il bisogno diffuso di consultazione e sostegno psicologico, per tutti. 

La salute mentale è parte del concetto globale di salute: supporta la salute fisica, la partecipazione sociale, la prosperità economica, la qualità della vita della comunità. Affrontare i grandi temi della povertà, dell'esclusione sociale e delle disuguaglianze significa infine ridurre i grandi fattori di rischio per la malattia mentale.